“Quella di Luca Peruzzi è una pittura figurativa che non si accontenta della forma e della narrazione ma tende a qualcosa di molto più profondo.
Ogni elemento sembra infatti evocare qualcosa che sfugge o si sottrae allo sguardo e si apre al non detto, al non mostrato. Ritroviamo in questa scrupolosa ricerca artistica un senso di trascendenza, un sentimento mistico di apertura al mistero.
Ogni soggetto del quadro è pensato e reinterpretato in un gioco tra reale e immaginario dal sapere onirico e la pittura si fa gesto metafisico che si apre alla ricerca di una profondità nascosta. I numerosi rimandi al surrealismo e alla metafisica vengono rielaborati secondo una prospettiva soggettiva che si fonde ai ricordi dei numerosi viaggi in oriente che hanno lasciato nell’artista una vertigine esistenziale e la volontà di ricercare costantemente ciò che non si trova.
Questo bisogno di andare oltre e di trovare un senso che non si esaurisca nel visibile, è un tentativo di toccare ciò che è sotteso. Nel guardare queste opere lo spettatore si sente esortato a confrontarsi con quella tensione originaria che fa dell’uomo un essere incompleto. Di fronte alla fragilità del tempo, al senso di impermanenza e al mistero, l’uomo ha bisogno di arte, di immagini che non solo mostrino ma che siano capaci di stimolare il pensiero“
Monica Ferrarini
(in “Giubileo di Speranza”, a cura di Monica Ferrarini, Roma, Gangemi Editore, 2026, p. 82).




